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ROMA PRIDE 2016 – Noi ci saremo


ROMA PRIDE 2016

L’adesione di LiberaRete e Libera.Tv


 

Roma Pride 2016Sfilano carri arcobaleno e oltre trecentomila persona, cifra prevista per l’atteso appuntamento del Roma PRIDE 2016 l’11 giugno: parata in partenza da piazza della Repubblica e arrivo a Piazza della Madonna di Loreto. Attivisti LGBT x gridare, fra musica, balli e animazione, che “chi non si accontenta gode”: motto della manifestazione che lascia ben intendere le motivazioni che da anni muovono il movimento alle sue radici. Movimento che oggi festeggia anche il risultato ottenuto con la recente approvazione parlamentare delle coppie di fatto, decreto che, sebbene non soddisfi appieno le esigenze di tutti, rappresenta un inizio non trascurabile verso il pieno riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali e non solo. Non bisogna accontentarsi…ma insistere perché i diritti di tutti siano tutelati con matrimonio egualitario, riconoscimento dei figli alla nascita, adozioni, legge contro omofobia e transfobia e prevenzione riguardo alle malattie sessualmente trasmissibili. Sono queste le sfide future sulle quali il movimento LGBT non intende fare retro marcia. Fra le strade di Roma con ORGOGLIO ci siamo anche noi di Liberarete e Libera TV per un’informazione libera e corretta…per dare voce alle battaglie umane, civili e giuste.

Documento Politico: 11 giugno 2016

11 giugno 2016

Chi non si accontenta lotta!

Il Roma Pride, con lo spirito dei moti di Stonewall, si batte contro ogni forma di sopruso, autoritarismo e totalitarismo, facendo propri i principi dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo.

Il Roma Pride dà voce e corpo alla nostra pacifica lotta per la conquista della piena parità e il riconoscimento della libertà di vivere, di scegliere, di amare senza ingerenze ideologiche, moralistiche o religiose, lanciando così ancora una volta il suo segnale di riscossa e di emancipazione a Roma e al Paese.

Da oltre vent’anni il Roma Pride, consapevole del suo ruolo e della responsabilità di essere il Pride della Capitale, una città così carica di storia e di significati culturali e religiosi, è l’espressione della lotta che vede unite persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, queer e intersessuali (LGBTQI) a tutte e tutti coloro che aspirano a costruire un mondo più giusto.

La nostra è una lotta di donne, padri, migranti, frocie, travestiti, disoccupate, antifascisti, precari, atei, studenti, operaie, insegnanti, artiste, trans, lesbiche, anziani, calciatrici, drag queen, queer, persone al primo coming out, persone per la prima volta al Pride, omosessuali, fratelli, persone in AIDS, sorelle, femministe, disabili, uomini, genitori di figli omosessuali, professioniste, sognatori, lavoratori, persone in HIV, drag king, giovani, intersessuali, sportivi, bisessuali, gender-fluid, lavoratrici, credenti, attiviste, intellettuali, madri, genitori omosessuali, eterosessuali…

Siamo così tante e così tanti che non è possibile fare un elenco completo né descriverci compiutamente. Siamo molteplici, non conformi e nel Pride ci riconosciamo perché rivendichiamo l’unicità e la pari dignità di ogni individuo, a partire da un’idea: la differenza è la vera condizione naturale di tutti gli esseri viventi ed è pertanto ciò che più ci accomuna al di là di ogni etichetta o appartenenza.

Il Roma Pride è l’espressione del nostro orgoglio in lotta, che invade le strade della città per animarla con la forza di desideri, diritti, gioia, libertà, uguaglianza, amore, differenze, corpi, colori, vite, passioni.

Una lotta gioiosa di autoaffermazione in una capitale europea che sappiamo pronta ad accoglierla, avendo in tante occasioni dimostrato grande rispetto e sensibilità nei confronti delle rivendicazioni della comunità LGBTQI, al contrario di buona parte della classe politica di questo Paese.

Con l’approvazione della Legge sulle Unioni Civili, rileviamo uno scarto positivo dello Stato rispetto al disinteresse assordante del passato. Questa legge prevede importanti diritti che nei prossimi mesi, con l’emanazione dei decreti d’attuazione, risponderanno positivamente ad alcune esigenze pratiche e urgenti della vita quotidiana delle coppie omosessuali.

NOI NON CI ACCONTENTIAMO.

Non ci possiamo accontentare, infatti, di una legge che, nel proporre un modello di approssimazione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, riserva solo a queste ultime il privilegio di accedere al matrimonio, introducendo così di fatto un istituto segregante.

Non ci accontentiamo di una legge che non mantiene neppure le promesse fatte, già al ribasso, nei confronti della parte più debole della nostra comunità: i bambini e le bambine. Quelle stesse bambine e quegli stessi bambini che hanno il diritto di ricevere tutela giuridica rispetto a entrambi i genitori, con una certezza del diritto che non sia rimessa alle singole valutazioni dei tribunali.

Continueremo la nostra lotta finché non sarà pienamente riconosciuto il legame di filiazione per i genitori omosessuali, in quanto è solo attraverso il riconoscimento alla nascita da parte di entrambi i genitori che è possibile garantire la piena tutela delle figlie e dei figli.

Non ci possiamo accontentare e continueremo a lottare finché gli istituti vigenti del nostro ordinamento non saranno aperti a tutti i suoi cittadini e le sue cittadine. Continueremo pertanto a lottare finché tutte e tutti non potranno scegliere liberamente non solo di sposarsi, ma ugualmente di adottare e di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita anche da persone singole.

Vogliamo essere libere e liberi di scegliere e di esprimere le nostre identità, con i nostri corpi e la nostra fisicità, attraverso percorsi diautodeterminazione che ci conducano a realizzare i nostri progetti di vita e di amore. Continuiamo la nostra lotta perché ciascuna e ciascuno di noi merita ed esige riconoscimento e tutela, sia nella sua individualità, sia nelle forme di affettività e relazione che desidera, anche al di là dei modelli generalmente considerati tradizionali.

L’iter parlamentare della Legge sulle Unioni Civili ha fatto crescere l’attenzione mediatica e il dibattito intorno alle nostre istanze, spesso fomentando il radicalizzarsi di opposizioni omofobe e integraliste che, soffiando sul fuoco del pregiudizio, puntano a mobilitare parte dell’opinione pubblica allo scopo di bloccare ogni avanzamento dei diritti e di frenare il già debole impegno dello Stato su questo versante.

Mentre la classe politica resta inerte, omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia fanno registrare nuove vittime ogni giorno. Noi continuiamo a lottare nella piena convinzione che, insieme, tutte e tutti possiamo costruire una società libera da ogni forma di discriminazione. Esigiamo però che le istituzioni facciano la propria parte, assolvendo al dovere di tutela con interventi legislativi, culturali e informativi.

Chiediamo con forza che il Governo recuperi l’impegno contro l’omo-lesbo-bi-transfobia e la violenza di genere con interventi educativi nelle scuole, a partire da quelli già predisposti nella precedente legislatura. L‘educazione alle differenze deve essere uno dei pilastri dell’istruzione scolastica. Crediamo infatti che il contrasto di ogni forma di pregiudizio legata all’orientamento sessuale, all’identità e ai ruoli di genere attraverso la cultura, l’informazione e la sensibilizzazione delle nuove generazioni contribuirà ad arginare il rischio che il nostro Paese, frenato da pregiudizi, moralismi e ideologie, arretri su tutti i temi più cruciali quali, tra gli altri, l’autodeterminazione delle donne, la legge 194, la lotta al sessismo anche linguistico e al patriarcato.

Quegli stessi pregiudizi e moralismi continuano a ostacolare l’attuazione di seri programmi di educazione e informazione sessuale e diprevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. La salute non può essere oggetto di tagli indiscriminati o ostaggio di integralismi.

Con lo stesso spirito, rivendichiamo la necessità di interventi per combattere lo stigma sociale che colpisce le persone in HIV, con una particolare attenzione a campagne di prevenzione e sensibilizzazione riguardo alla sieropositività e all’AIDS, nel rispetto di una sessualità libera e consapevole.

Nel Pride affermiamo la necessità di rimuovere gli ostacoli giuridici, culturali e sociali che impediscono la piena realizzazione di ogni persona in armonia con la propria identità, così come sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Per questo motivo, lottiamo per ottenere interventi normativi che assicurino il rispetto delle Linee Guida Etiche per la gestione clinica dei casi di intersessualità, affinché si evitino interventi medici arbitrari e mutilanti nella prima infanzia, salvaguardando il diritto all’autodeterminazione dell’individuo nell’età adulta, l’integrità fisica, la dignità dei corpi e delle identità non conformi.

Chiediamo anche che lo Stato si impegni nella sensibilizzazione e informazione sull’intersessualità e sulla transessualità. Per anni il Roma Pride ha rivendicato l‘adeguamento delle norme sul cambio di sesso e la variazione dei dati anagrafici in un’ottica di rispetto e di sostegno del diritto delle persone transessuali a vivere serenamente la propria identità di genere, senza obbligo di sottoporsi a interventi medici e chirurgici indesiderati. Per questo motivo accogliamo con plauso la sentenza n. 221/2015 della Corte Costituzionale che ha finalmente affermato con chiarezza che il trattamento chirurgico non deve essere considerato quale necessario prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione del sesso anagrafico, ma come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico. Anche in questo caso le Corti si dimostrano più attente e lungimiranti di chi fa le leggi.

Da Roma e dall’Italia guardiamo con grande allarme a quanto avviene nella regione mediterranea. In particolare, l’estendersi dei conflitti e l’affermarsi di nuovi violenti regimi integralisti mettono a rischio la vita e i diritti umani di decine di milioni di persone, in particolare delle donne, delle minoranze religiose o culturali e delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans. Con orrore abbiamo assistito alle sommarie e barbare esecuzioni per lapidazione, linciaggio, precipitazione, di donne accusate di adulterio e di uomini accusati di omosessualità.

Ci sconvolge che, davanti a questo scenario così pesante di guerra e di violazione dei più elementari diritti umani, le principali preoccupazioni della nostra politica e delle istituzioni europee siano rivolte al contenimento del numero di migranti e di richiedenti asilo in fuga da tanto orrore. I penosi tentativi di scaricare le responsabilità tra Paesi e istituzioni hanno lasciato ampio spazio all’indifferenza e peggio ancora alla propaganda razzista e stanno nuovamente gettando la terribile ombra dei muri e del filo spinato fra alcuni Stati dell’Unione Europea. Sosteniamo la lotta di migranti, rifugiati e rifugiate e chiediamo, tra l’altro, servizi di assistenza e di mediazione per quei soggetti che rischiano l’esclusione dalla loro comunità di origine in caso si dichiarassero omosessuali.

Il Roma Pride guarda con preoccupazione anche alla sua città. Laddove una capitale dovrebbe essere laboratorio ed esempio di costruttiva sperimentazione nella gestione dei beni comuni, dei servizi e degli spazi sociali, Roma al contrario si attesta come modello di repressione ed esclusione. Negli ultimi mesi, abbiamo assistito con sgomento all’invio indiscriminato di centinaia di lettere di sfratto e di richieste di risarcimento da parte dell’amministrazione comunale. Fra i destinatari ci sono numerose importanti realtà associative e di autogestione che, da anni, arricchiscono il tessuto sociale cittadino spesso colmando con fatica e impegno le gravi lacune dei servizi pubblici. Ci sono poi altrettanti spazi sociali restituiti alla città come luoghi liberati dal sessismo, dalla normatività e dal razzismo. Qui si ritrovano, tra le altre, quelle stesse soggettività che diedero vita ai moti di Stonewall, soggetti fuori norma e ai margini della società. Il loro sfratto e la loro chiusura rischiano di impoverire gravemente tutto il territorio.

Già in passato abbiamo espresso un giudizio radicalmente critico verso una politica che, dietro la giustificazione di una male intesa legalità e facendo leva sugli scandali di Mafia Capitale e Affittopoli, ha chiuso e cancellato servizi, spazi di libertà e di socialità vitali per il tessuto della nostra città. Il Roma Pride si batte quindi per la tutela della funzione sociale dei beni comuni, riconoscendo il valore politico, culturale e sociale delle esperienze di autogestione e di riutilizzo sociale degli spazi abbandonati o aggrediti dalla speculazione. Chiediamo che la nuova amministrazione capitolina s’impegni a risolvere definitivamente la questione dei beni comuni, riconoscendone in pieno la funzione e affidandoli a quelle stesse realtà che oggi, a causa dello sfratto, rischiano di dover cessare definitivamente la propria attività e il proprio servizio.

Ci aspettiamo che la prossima amministrazione comunale continui a percorrere la strada di un’effettiva tutela dei diritti delle persone LGBTQI nella quale si era impegnato il Sindaco Marino a partire dalla sua storica scelta di partecipare al Pride del 2014. Nell’arco di pochi mesi da quell’evento, tale impegno si è concretizzato con l’approvazione del Registro comunale delle unioni civili, la trascrizione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all’estero, nonostante il violento scontro istituzionale con il Ministero dell’Interno, e l’avvio di un piano pluriennale di interventi di contrasto dell’omo-lesbo-bi-transfobia in diversi ambiti fondamentali come la scuola, lo sport, la comunicazione, la cultura e i servizi.

Il Roma Pride intende costruire, insieme a tutte le forze vive della Capitale e del Paese, un tessuto culturale e sociale aperto e inclusivo, che faccia delle differenze una ricchezza, attraverso un percorso che condividiamo con tutte le persone che subiscono gli effetti più duri di stigma, emarginazione, discriminazioni e violenza: donne, migranti, diversamente abili, lavoratrici e lavoratori vittime di precarietà e sfruttamento, Rom, non credenti, credenti di minoranze religiose, giovani e studenti.

Particolare attenzione va riservata alle persone che per proprie caratteristiche e per condizioni di salute o sociali subisconopluridiscriminazioni e più di altre rischiano di essere marginalizzate ed escluse. Chiediamo quindi parità di accesso all’informazione, alla formazione e alle attività della vita quotidiana in genere anche per chi, come le persone sorde, sconta il fatto di far parte di una minoranza linguistica che lotta da anni per il suo riconoscimento e la visibilità della sua differenza.

Continuiamo a lottare tutti i giorni insieme a chi ancora crede che con i valori dell’uguaglianza, della dignità umana e delle differenze si possa costruire e regalare al futuro un Paese più giusto, libero, laico e democratico.

Il Roma Pride scenderà in piazza l’11 giugno con tutte e tutti coloro che non si accontentano di briciole di diritti, coloro che vogliono lottare a gran voce perché la classe politica ascolti davvero e non si illuda di aver definitivamente assolto ai propri doveri nei confronti delle persone LGBTQI preparandosi a ignorarci per altri 70 anni.

Le nostre richieste non si limitano alla difesa di una comunità ma propongono un orizzonte di dialogo e di confronto che nasce dalla convinzione che la società può essere cambiata.

Il Roma Pride sarà in piazza, ancora una volta, l’11 giugno, espressione di una lotta pacifica che vede insieme persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, queer, intersessuali ed eterosessuali unite dalla consapevolezza che le cose possono veramente cambiare soltanto se non ci si accontenta e…

…CHI NON SI ACCONTENTA LOTTA!!!

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Con la Palestina nel Cuore – In piazza il 27 settembre


L’Associazione LiberaRete sottoscrive l’appello delle Comunità palestinesi in Italia per una grande manifestazione a favore del popolo palestinese e della sua lotta per la libertà e la giustizia.

LCon la Palestina‘occupazione illegale, le violenze continue, i massacri spietati non piegano un popolo che resiste in nome del diritto e della dignità. Israele colpisce i palestinesi con le bombe e con la disinformazione. Vuole nascondere i propri crimini dietro una cortina di fumo fatta di menzogne e di deformazioni della realtà che mirano a presentare le vittime come carnefici. Noi di LiberaRete da sempre ci battiamo perchè le ragioni dei palestinesi siano conosciute e la verità possa emergere. Saremo in piazza con le nostre telecamere ma anche con i nostri cuori perchè il sogno di una Palestina libera, democratica, sicura e pacifica vive in tutte e tutti noi. Sabato ci vediamo in piazza a Roma e poi su Libera.Tv.

Sottoscrivi l’appello delle Comunità Palestinesi

“Tutti noi sappiamo che il dramma del popolo palestinese non è solo quello dei massacri che periodicamente vengono perpetrati dal governo israeliano contro la popolazione civile – dichiara il segretario del Prc di Roma, Claudio Ursella – ma è anche quella della permanente detenzione di un intero popolo nel carcere a cielo aperto che è la striscia di Gaza, nelle quotidiane occupazioni di terre palestinesi da parte dei “coloni” sionisti, nel susseguirsi di violenze, provocazioni e vessazioni, con cui si vuol spingere un popolo nel tunnel della disperazione. Stampa e media ufficiali, che solo di fronte a migliaia di morti civili osano affacciarsi oltre il muro di omertà che l’occidente ha costruito intorno ad Israele, del quotidiano martirio del popolo palestinese non si curano, dimenticandolo fino al successivo immane massacro”.

Appello per una manifestazione nazionale in sostegno al popolo palestinese il 27 settembre a Roma
L’aggressione Israeliana contro il popolo palestinese continua, dalla pulizia etnica del 1948, ai vari massacri di questi decenni, dal muro dell’apartheid, all’embargo illegale imposto alla striscia di Gaza e i sistematici omicidi mirati, per finire con il fallito tentativo di sterminio perpetuato in questi ultimi giorni sempre a Gaza causando più di 2000 morti ed oltre 10.000 ferite.
Il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia indice una manifestazione nazionale di solidarietà:
– per il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese;
– per mettere fine all’occupazione militare israeliana;
– per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;
– per la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei valichi;
– per mettere fine alla costruzione degli insediamenti nei territori palestinesi;
– per il rispetto della legalità internazionale e l’applicazione delle risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
– per uno

In piazza con la Palestina nel Cuore

stato democratico laico in Palestina con Gerusalemme capitale (come sancito da molte risoluzioni dell’Onu);
– l’attuazione del dritto al ritorno dei profughi palestinesi secondo la risoluzione 194 dell’Onu e la IV Convenzione di Ginevra.
Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di far sentire la loro voce contro ogni forma di accordi militari con Israele.
Chiediamo al Governo italiano e in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.
Il coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia chiede a tutte le forze politiche e sindacali e a tutti le associazioni e comitati che lavorano per la pace e la giustizia nel mondo di aderire alla nostra manifestazione inviando l’adesione al nostro indirizzo mail :comunitapalestineseitalia@hotmail.com

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Salva i Ciclisti ! Appuntamento il 14 giugno a Roma


 

IN BICI PER LE CITTA’

ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE


Tra gli scopi statutari dell’Associazione LiberaRete ci sono :

“·la diffusione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui dei temi dello sviluppo giusto e sostenibile, la tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente; “

logo salvaiciclistiE’ quindi per noi doveroso aderire alla manifestazione nazionale convocata a Roma dal movimento #salvaiciclisti in favore delle modifiche al codice della strada necessarie a rendere le nostre città davvero sicure e ciclabili. Ogni anno in Italia migliaia di incidenti vengono provocati dalle auto che assediano ogni spazio e bloccano la mobilità urbana. Rendere le città a misura di due ruote significa renderle più sicure, più belle, più sane. Le proposte avanzate dal movimento dei ciclisti vedono il sostegno di decine di migliaia di cittadini ma vengono contrastate dagli interessi di case automobilistiche e commercianti. Non a caso quindi, nonostante le rassicurazioni di facciata, le leggi si bloccano, i ragolamenti tardano, le modifiche al codice della strada si insabbiano. Il movimento dei ciclisti ha deciso di scendere in piazza, di riprendersi la parola con una manifestazione che sarà anche una grande festa. Noi di LiberaRete saremo con loro in Piazza del Popolo a Roma per documentare, anche tramite Libera.Tv, una Italia diversa capace di andare lenta perchè ha un’altra idea di cosa debba essere lo sviluppo e la civiltà urbana. Speriamo di essere in tante e tanti a far girare la ruota dalla parte giusta. Appuntamento a Roma il 14 giugno.

Per ulteriori info :

manifestazione salvaiciclisti

 

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20 anni di PRIDE a Roma. Ci saremo anche noi


 

RO20 anni di Pride a Roma 7MAPRIDE 2014

L’adesione di LiberaRete

Quest’anno a Roma si terrà il ventesimo Pride. Sarà, come sempre, una occasione di festa e di lotta “non solo per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali (LGBTQI) e tutte/i coloro che credono in un mondo più giusto e più equo nel garantire diritti e opportunità.” La nostra Associazione è nata per battersi contro ogni discriminazione, pregiudizio, intolleranza. La battaglia per l’informazione e la comunicazione senza padroni e padrini è per noi funzionale a garantire a tutti la possibilità di esprimere liberamente idee, culture, personalità. Nell’appello di convocazione del Pride si dice che : ” La nostra lotta di liberazione ripudia ogni forma di sopruso, autoritarismo e totalitarismo e proclama come fondativi della società democratica i valori costituzionali dell’uguaglianza, della libertà, dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo.” Come potremmo quandi mancare? Saremo in piazza per sfilare anche noi e documentare su Libera.tv questo evento che deve riuscire ancora una volta a far interrogare tutta l’Italia sul perchè sia possibile siamo ormai tra gli ultimi al Mondo nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQI e nella lotta contro l’omofobia. Lo “scandalo” del PRIDE di Roma è una scossa benefica fondamentale per tutti coloro che vogliono una Italia più civile, più libera ed anche più felice.

 

Aderisci anche Tu!

roma pride comincia ora

 

 

 

 

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CHIUDE IL CE.S.P.P. – la solidarietà di LiberaRete


cespp stanzaCHIUDE IL CE.S.P.P.

Uno strumento in meno per lottare contro il femminicidio


Il 27 maggio 2011 il Ce.s.p.p. Centro di Supporto Psicologico Popolare, iniziò un lavoro difficile e mirato nel quartiere depresso di Tor Bella Monaca: da quella data, sono stati raggiunti alcuni importanti obiettivi.

Primo fra tutti: rendere accessibile a tutti l’ascolto e il supporto psicologico abbattendo drasticamente le liste d’attesa e i costi elevati.

In appena due anni il Cespp è diventata una realtà ben radicata nel tessuto sociale di Tor Bella Monaca, e questo è stato possibile portando avanti un lavoro in condizioni di totale autofinanziamento e autogestione, mirato anche e soprattutto sulle donne vittime di violenze. Queste donne, umiliate e sbandate, che non sapevano con quali istituzioni parlare e quale percorso intraprendere, hanno trovato ascolto ed accoglienza con e tramite  il Cespp.

Tuttavia, con questo comunicato di oggi, vogliamo sottolineare con molta chiarezza che, a partire dal 14 gennaio 2014, il Ce.s.p.p. sarà impossibilitato a proseguire nel suo lavoro all’interno del quartiere. Più volte in questi anni abbiamo tentato di sensibilizzare le istituzioni locali municipali sul reale rischio dello sfratto che avrebbe di fatto sancito la fine delle nostre attività a Tor Bella Monaca. Nelle stesse occasioni – inutilmente – abbiamo cercato una collaborazione diretta delle istituzioni sulle varie attività del Centro, tramite la concessione di un locale comunale del quale ci siamo impegnati a pagarne le spese vive, ottenendo in cambio un umiliante e urlante silenzio, e tanta indifferenza.

Tutto questo accade quando da tutto il mondo sociale e politico si reclama la creazione di nuovi centri antiviolenza. E accade che la politica e le istituzioni locali permettano la chiusura di uno di questi centri. Questo non è solo uno schiaffo al nostro lavoro, ma alle centinaia di donne morte durante questi anni, e a tutte quelle che per loro fortuna sono ancora vive, grazie al lavoro di chi come noi cerca di fermarne la mattanza.

Non è dunque nostra volontà interrompere il lavoro intrapreso nel 2011 è soltanto la triste realtà, una realtà che ulteriormente penalizza un quartiere come Tor Bella Monaca, che quando avverrà la nostra chiusura, si aggiudicherà un ulteriore triste primato: quello dell’indifferenza al tema del femminicidio.


 

La redazione di Libera.Tv e l’Associazione LiberaRete in questi anni hanno seguito l’attività del Centro e della sua Presidente Stefania Catallo.

Il CE.S.P.P. ha rappresentato una esperienza partecipata e solidale straordinaria. Esprimiamo ai compagni del CE.S.P.P. la nostra profonda solidarietà. Dopo gli importanti convegni organizzati dal Centro, dopo la straordinaria esperienza teatrale contro il femminicidio a Rebibbia, dopo il riconoscimento generale per l’attività di supporto psicologico in un quartiere così difficile come Tor Bella Monaca di Roma il mancato intervento delle istituzioni locali a difesa della continuità operativa del centro risulta incomprensibile.

Si dice che Roma sia governata da una amministrazione progressista. Se questa amministrazione non difende esperienze come quella del CE.S.P.P. dimostra la distanza abissale tra i proclami e la realtà. Noi siamo con il CE.S.P.P. e speriamo che sia possibile ancora ribaltare la situazione.

Libera.tv e LiberaRete

 

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